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Filantropi

La grande filantropia svizzera raccontata da uno dei suoi massimi esperti: François Geinoz

Raccolta da Chiara Lévêque e Irene Marchetti 

1.Quali sono le caratteristiche principali delle fondazioni svizzere e che tipo di evoluzione hanno avuto nel corso degli anni?

Ad oggi la Svizzera conta più di 13.000 fondazioni di utilità pubblica, il doppio di vent’anni fa, e il loro numero continua ad aumentare, con una media di una nuova fondazione al giorno. Negli ultimi 10 anni è però raddoppiato il numero di liquidazioni, passando da 100 a 200 all’anno. Le fondazioni rappresentano un patrimonio totale di oltre 90 miliardi di euro e una distribuzione annuale di 2 miliardi. 

Le varie fondazioni hanno scopi molto diversi. La maggioranza di esse si occupa di cultura, formazione, ricerca e del sociale. Negli ultimi anni si è registrato un aumento di fondazioni impegnate per l’ambiente.

La tendenza generale è sicuramente una professionalizzazione del settore, anche se ci sono ancora molte piccole fondazioni poco attive e gestite in modo minimale. 

Le associazioni di interesse si stanno sviluppando sempre di più, anche se comprendono ancora una piccola parte delle fondazioni. ProFonds, creata 30 anni fa, rappresenta fondazioni di utilità pubblica di ogni tipo e conta ormai quasi 500 membri, mentre Swissfoundations si focalizza su fondazioni erogatrici e si sta avvicinando ai 200 membri. 

2. Considerando il panorama svizzero, quali sono le possibili motivazioni che spingono un privato cittadino ad aprire una fondazione? 

Identifico soprattutto tre fattori. 

Innanzitutto, la Svizzera ha una grande tradizione di impegni di utilità pubblica, anche a livello internazionale, se si pensa per esempio alla Croce Rossa o al WWF. 

Inoltre, il Paese è una piazza finanziaria forte e ha condizioni fiscali attrattive, fattore per cui non poche persone facoltose provenienti da tutto il mondo si stabiliscono in Svizzera, alcuni dei quali anche con intenzioni filantropiche. 

Infine, il quadro legale per le fondazioni è molto aperto rispetto ad altri paesi. Risulta quindi  abbastanza facile e rapido creare una fondazione in Svizzera. I limiti minimali di patrimonio sono bassi, non ci sono quote di distribuzione come per esempio negli USA o in Germania e c’è una grande libertà di organizzazione e di investimenti del patrimonio. Logicamente ci sono anche limiti e regole, ma comunque c’è un forte interesse a realizzare i fini di utilità pubblica in modo efficace ed efficiente. 

3.Quali sono le motivazioni che influiscono sulla scelta di aprire un fondo (sub-fondazione) piuttosto che una fondazione? 

Le fondazioni ombrello si stanno sviluppando molto in Svizzera. Fino al 2000, la Fondazione Limmat era l’unica ma adesso si contano 25 Umbrella Foundations. 

Queste fondazioni offrono a terzi la possibilità di creare, sotto il tetto della fondazione, sottofondazioni o fondi, così che essi possano realizzare le loro intenzioni filantropiche senza creare un nuovo ente. Lo svantaggio per i terzi consiste nella dipendenza dalla fondazione: essi hanno un’autonomia inferiore a quella che potrebbero avere se possedessero una propria fondazione. Ma ci sono molti vantaggi.

Una sub-fondazione può strutturarsi attraverso gli elementi propri di una fondazione autonoma: regolamento, finalità, progetti, patrimonio proprio, consiglio di fondazione. Appoggiandosi su una struttura professionale esistente, le sub-fondazioni godono di sinergie nella gestione amministrativa, nel project management, nella gestione del patrimonio. Qualche volta diverse sub-fondazioni possono sviluppare un progetto comune. In questo caso, i fondatori di tali fondi apprezzano di queste soluzioni i costi amministrativi chiaramente inferiori e il fatto che il futuro del loro impegno filantropico è più sicuro.

4.Come viene vissuta in Svizzera la tematica dell’impatto sociale? 

In Svizzera si parla molto dell’importanza dell’impatto sociale dei progetti delle fondazioni. È un tema affrontato sia dai progetti più classici, sostenuti da donazioni, sia per modi più recenti di agire, come l’impact investing

Spesso però accade che lo scopo dei progetti non venga del tutto raggiunto e le ragioni possono essere varie: magari perché non si cerca di misurare l’impatto, perché non si fa una distinzione chiara tra risultati e outcome, oppure perché forse non si verifica l’impatto con un gruppo di controllo. In ogni progetto è importante però concentrarsi sempre sui beneficiari e sul miglioramento qualitativo del loro livello di vita, individuale e collettivo, materiale e non materiale. 

A questo proposito, esistono valide offerte formative utili ad approfondire queste tematiche, in particolare il corso annuale “Gestione dell’impatto in NPO” del CEPS (Center for Philantropy Studies, Università di Basilea). Vorrei menzionare anche l’importante incontro organizzato nel gennaio 2020 dal Center for Evaluation and Development, all’Università di San Gallo, dove tra l’altro sono stati mostrati i metodi di valutazione d’impatto sociale di J-PAL e di Swissocial. 

Capire bene cos’è l’impatto, misurarlo con buoni metodi e – secondo i risultati – aver il coraggio di adattare i progetti, sono fattori essenziali per contribuire in modo efficace alla realizzazione di un avvenire migliore, non solo per le tante persone bisognose ma anche per la società. 

François Geinoz 

Nel 1986 consegue un master in arte all’Università di Zurigo e nel 2007 segue il corso Advanced Management Program presso la IESE Businnes School. Dal 1986 al 1989 è stato docente di Operations Research nelleUniversità di Zurigo e Friburgo, nonché alla Scuola Tecnica di Windisch. Dal 1990 è Direttore della Fondazione Limmat di Zurigo, una fondazione mantello specializzata in cooperazione allo sviluppo e progetti educativi. È inoltre autore di ricerche e pubblicazioni in demografia e si occupa di anche di fornire consulenze alle fondazioni. Dal 2007 ricopre il ruolo di cofondatore e membro del comitato della Roundtable zurighese della filantropia. Dal 2010 è membro del comitato di proFonds, l’Associazione Svizzera delle Fondazioni di utilità pubblica, e dal 2013 ne è diventato presidente.

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